Disturbo bipolare e genialità artistica

“I soggetti bipolari sono portati a eccellere in campo letterario e artistico, dove è più facile esprimere la sofferenza interiore attraverso i colori, o la musica, o la poesia. Di qui ha origine il popolare binomio genio/follia.

Ecco un video tratto da una tesi di laurea sul rapporto tra bipolarismo e genio.

“Il dono della sensibilità d’animo”

Piccola pubblicità. Non perdetevi oggi pomeriggio l’appuntamento con i libri (spero buoni, visto che sono i miei), un ottimo vino biologico (già ampiamente assaggiato) e un aperitivo a base di carne, affettati e formaggi o vegetariano. Tutto questo al White Rabbit, via Spalato 35, zona piazza Annibaliano, quartiere africano. L’entrata costa 10 euro e se poi acquisterete anche un mio libro ve ne sarò grata ✍🍷. Ore 17:30!

Ornella Spagnulo

“Storie di vita bipolare”

Un libro sul disturbo bipolare con la descrizione di alcune esperienze dirette che portano con sé prospettive di ottimismo e positività. Dall’introduzione del dottor Umberto Marotta:

‘Ana terminava la mail con belle parole per la Fondazione AlMa e per la mia persona, ma quelle che mi hanno più colpito sono state le ultime, quelle scritte prima del suo nome: “… grazie Umberto per aver dato voce al mio silenzio”, una frase che con la sua semplicità dava forza e valore alla Collana avviata nel 2006, e in particolare al libro a cui lei stessa aveva dato un contributo, raccontando la sua storia di bipolare. Ed è stato allora che ho deciso sia di far sì che il progetto di questa pubblicazione, che avete fra le mani, divenisse realtà, presentando, in apertura, i racconti di Isabella e Daniele, pagine di grande attualità, che hanno il pregio di raccontare vissuto e bipolarità con trasparenza, coraggio e speranza per il futuro.
Isabella lo fa con un suo articolo, a mio parere molto bello, già pubblicato nel maggio del 2018 nel quotidiano online “La voce di New York”, della società americana VNY Media Corp. Condividendo il suo vissuto da bipolare con molta forza ed eleganza nella scrittura, l’autrice testimonia con cognizione di causa “I 40 anni passati dall’avvio della legge Basaglia” e intreccia nel testo l’anniversario di una riforma molto importante, ancora oggi combattuta e controversa.
Sul solco di questo racconto si colloca, a seguire, un’altra storia altrettanto significativa, sintetizzata nel titolo dalla sconvolgente, documentata, affermazione: “Dal disturbo bipolare si può guarire”, in cui Daniele, introdotto dalla presentazione della psichiatra psicoterapeuta Nicoletta Calchi Novati, si racconta. La sua testimonianza riesce a far intravvedere una luce impossibile per molti e cioè la speranza di guarigione per chi soffre questa patologia che viene ben evidenziata dalle storie di Alessandro, Angela, Cristina, Daniele, Elisa, Gaio, Giulia, Maddalena, Rita e Isabella….’

“Osa con tutta l’anima l’inconscio, il caos del tuo rumore”

Irene Rapelli, blogger che avevamo già ospitato in questo spazio (ecco il link per visitare il suo blog: Il cielo stellato sopra di me) ci dipinge due panorami di dolore ed emarginazione, in cui l’autrice esorta a cantare lo stesso, a sputare fuori l’inconscio. “Ascoltami, la mia ombra / è il rumore che mangio“. Perchè il disagio psichico non può, non deve vivere nell’esilio dagli altri ma deve conoscere una propria voce.

CANTA, FRATELLO

Osa con tutta l’anima
l’inconscio, il caos del tuo rumore.
Dillo ai silenzi crepuscolari
che ami nel buio la sete nel cuore.
Urla quasi non ci sia domani
per labbra bianche e rugose
il posto in cui tornare vivo
a dire note maestose.
Canta, fratello.
Ripudieranno la voce
che li giudica falsi e li corrode
più di quanto l’esilio faccia a te.
Porteranno la croce prima degli altri.
Giungeranno allora con la viltà
che avevano prima che la neve
si sciogliesse sul marmo.

*

ASSIOMI

Guardami, l’oscurità veste
i capelli di maestosa
innocenza. Come una spugna
cancella le parole bianche
alla lavagna. Annodata
a stelle sull’oceano
trascinandole mi fa annegare
la voce nell’inferno.

Ascoltami, la mia ombra
è il rumore che mangio. Il delirio
mi segue, mi torce
il corpo in una sinestesia
dal cielo alle ossa. Si nasconde
nel sangue come una ladra
la nota pallida
del mio non essere.

Coraggio! Acciuffami
nel buio: annusami, tormentami
e poi lasciami
tornare nell’illusione dorata.

Grazie a Irene Rapelli!

“Quello che in realtà ci graffia l’anima”

Marcello Comitini, blogger (Il disinganno prima dell’illusione), condivide con noi questi versi chiari ma di argomento opprimente (“Soffocati ci guardiamo intorno, / cerchiamo un sogno che ci aiuti a vivere”). La malattia non sembra lasciare tregua, se è proprio il destino ad avere una “mente malata”.

Mente malata

La mente malata del destino

ci trascina sul grezzo della vita

come il folle che tiene al laccio

il suo giocattolo

e lo strattona ad ogni inciampo.

Avanziamo muti e sanguinanti

fingendo con sorrisi di accettare

quello che in realtà ci graffia l’anima.

Soffocati ci guardiamo intorno,

cerchiamo un sogno che ci aiuti a vivere,

troviamo nell’amico quei sogghigni

dell’animale prima di morire.

Sembra l’amico non conoscere il destino.

Sembra che parli con Dio direttamente

e ne riceva i segni della gloria.

Dell’animale il ghigno ci sconvolge.

Forse è meglio lasciarsi strattonare

dalla mente malata del destino.

© marcello comitini, “Formule dell’anima”, 2011

Grazie Marcello!

Per inviare altri contributi: ornella82@msn.com.

“Sparire dal mondo dei sani”

Miriam Bruni ci racconta la sensazione di precipitare in un baratro di solitudine. Il disagio psichico è soprattutto questo. Un “cadere all’indietro / nell’aria malata precipitare“. E ancora più amaro è ricordarsi quello che si era stati prima, prima di “sparire dal mondo dei sani. Speranza nel finale.

Cadere cadere
cadere all’indietro
nell’aria malata precipitare
crepaccio infinito tagliente
spietato slogata sparire
sparire dal mondo dei sani
sentirsi sfinita prostrata cadere
all’indietro nel vuoto nel vuoto
nessuno che sente la me
deformata da questa
continua caduta da questo
deserto dei sensi alla gioia
ma c’è chi ricorda
la ninfa boschiva che ero
che sono se me lo
racconti di nuovo.

Grazie Miriam!

“Umori violenti e poetici”

Mimì Burzo, educatrice, blogger (Cronologia d’assenza), ci dice che “Le parole sono e devono essere”. Le sue sono senz’altro molto intense, evocatrici di un mondo ai margini della comprensibilità umana, tra il flusso di coscienza e la scrittura automatica surrealista.

Nella terra dei cani pazzi
I
Le parole sono e devono essere.
Tautologia minima. Vincolo non risolvibile. Regola delle menti. L’imperativo. L’esecuzione.
La necessità di farmi impronta. Traccia madre ed effimera di una speranza.
Del solco. Dell’intercapedine. Dell’incircoscrivibile racchiuso in una crepa e del vento che in esso si insinua.
Io. L’altro. Idea d’essere che si specchia tutti i giorni in questa vasca di umori violenti e poetici.
Totali e distanti. Invisibili e carnali.
La proposizione che si ripropone nella lacerazione dell’istante.
Io e questa danza nuda e chiusa.
E fuori l’estroflessione contraddittoria di me, che appicca il fuoco alle stelle, per farle esplodere. E ritornare a vivere nell’implosione. La giusta vita. La giusta morte.
La giusta distanza fra me – il non me – e la coordinazione allocentrica dell’ego. Il punto d’innesco di tutte le mattine. L’impulsività delle parti a travalicare la somma e farmi occhio dentro l’occhio.
Vi manca un occhio. Vi presto il mio per troppa urgenza di entrare. Non tanto per entrare quanto poi per uscire da queste infinite porte, confinate dove il tempo finisce.
Io. Il nome. La collisione. L’identità e l’essere. E queste mani in cui tutti i giorni urinano gli angeli.
Gli angeli di un certo Dio. Di una certa aderenza alla porosità dell’universo. Della volta celeste che glorificandoci ci esilia nell’altro – : la garza – : il cotone consunto – : la crepa nella costola che si incrina sotto il peso della non pietà. Della miserevolezza. Dell’oscurità.
Io. Il guardiano che continua a rispondere e il viandante che continua a chiedere. La notte non finirà. Non è mai iniziata. Manca spazio per il giorno in questo pozzo di parole smembrate, specchi
rotti, aberrazioni, abrasioni, fra le mani ed il resto del mondo ed il resto del mondo con se stesso.
Io e le ossa.
E tutti gli occhi. E tutte le bocche. E tutte le dita. E tutti i capelli. E tutti i denti. E tutti gli orpelli e le lingue che leccano fiori ai margini dei marciapiedi.
E tutto il marcio che sconquassa e che redime in un solo respiro.
L’esaltazione. Le Lamie. Le lame. La comunanza dei diavoli e delle fate. L’austerità della cicuta nel profumo delle ortensie.
Le ginocchia e la caduta.
Lui. L’altro. Un ragazzo e la terra dei cani pazzi, bruciati al sole con una rosa in bocca.

Mille grazie a Mimì!

Per chi fosse interessato a partecipare: visitate questa pagina.

Il bipolarismo di Elisa: “Conduco una vita normale”

Mi chiamo Elisa e sono bipolare. Soffro di questo disturbo dal 2004. Tutto è venuto fuori quando ho fatto un incidente con il motorino sbattendo la testa a terra. Dopo vari ricoveri e con l’aiuto di un neuropsichiatra è stato diagnosticato il bipolarismo. È iniziato così il mio calvario, mi sono ritrovata senza motivazioni, ho abbandonato gli studi e ho perso tanti amici e persone care ritrovandomi da sola ad affrontare questo duro ostacolo. Mi sentivo apatica, senza voglia di uscire, passavo le mie giornate in un letto a dormire e a mangiare in maniera compulsiva arrivando a mettere su 20 kg in pochi mesi. Prima che mi diagnosticassero il disturbo bipolare nel 2005, per quasi un anno ho girato con mia madre gli ospedali di mezza Italia, ascoltando tanti dottori e altrettanti pareri diversi, che sembrava non portassero a nessuna conclusione. Trovate finalmente diagnosi e cura giuste (litio e tolep da 300 mg mattina, pomeriggio e sera) è iniziata la mia risalita, lunga e non priva di ostacoli. Nei primi anni di trattamento i miglioramenti sono stati lievissimi, sia per quanto riguarda la salute che per lo stile di vita. L’unica nota lieta di questo periodo è stata la costante presenza di mia madre al mio fianco. Nel 2007 ho conosciuto mio marito, al quale ho subito confessato la mia situazione nonostante stessi già decisamente meglio rispetto ad un paio di anni prima. Dopo qualche difficoltà iniziale nell’accettare la mia condizione, le mie crisi, i miei sbalzi d’umore e talvolta anche comportamenti violenti, ha saputo aiutarmi in un primo momento per poi spronarmi e darmi la forza di prendere coscienza della malattia per sconfiggerla. Una volta superata la fase critica dell’accettazione del disturbo, ho deciso che era venuto il momento di prendere di petto la malattia iniziando a studiarne tutti gli aspetti. Nel 2011 ho iniziato ad aiutare mio marito nella sua attività, che mi ha tenuta distratta ed impegnata per 12 ore al giorno, 6 giorni su 7. Questa esperienza è stata importante nel processo di miglioramento, perché ha ridotto in maniera drastica i miei momenti di solitudine, in cui non facevo altro che rimuginare sulla malattia. Nel frattempo la situazione migliorava in maniera sensibile tanto che il mio psichiatra ha iniziato a ridurre il dosaggio delle pillole passando da 3 litio da 300 mg e tolep al giorno a 2 e 2. Nel 2013 mi venne la brillante idea di creare un gruppo di bipolari su Facebook sul quale condividere esperienze, cure, reazioni e consigli. Il rapportarmi con altri affetti dal mio stesso problema mi ha aiutata a liberarmi di un grosso peso visto che fino a quel momento solo le persone più strette sapevano della mia situazione. Un anno dopo, sono finalmente riuscita a coronare il sogno di avere una fotocamera professionale regalata da mio marito e che è diventata a sua volta una fedele compagna di vita. Ho iniziato così a fare i primi scatti e la fotografia per me oltre che una passione è diventata anche un modo per evadere dalla realtà. Nel 2015 la cura mi è stata ulteriormente ridotta passando a due litio da 300 mg a un tolep 300 mg. Non ho avuto più ricadute, nel 2016 mi è stata ridotta ancora una volta la cura. La situazione è rimasta stabile in questi anni, a ottobre 2019 mi sono liberata finalmente dagli psicofarmaci grazie al mio psichiatra che mi ha seguita costantemente. Ad agosto del 2019 mi sono sposata, conduco una vita “normale” e posso affermare che il disturbo, prima che con le medicine, si vince con la forza di volontà.

Grazie a Elisa!

Condividi anche tu la tua storia inviando un’email a ornella82@msn.com

“La mia stramba identità”

Immagini oniriche a dir poco inquietanti, una “stramba identità” e la presenza di oscuri animali che non rassicurano. Tutto questo in una poesia di Irene Rapelli (a questo link il suo blog, Il cielo stellato dentro di me) sul tema dello stigma sociale.

IL CAPRO

Vesto i panni sporchi di qualcuno
e le stelle nell’abito di cartone
e d’umanità miserabile
tingo la pelle mimetica.
Guarda: un gruppo di locuste in taffetà
sulle strisce pedonali
non ha briciole d’alienità.
Ricamo foglie nel verbo
e tra le croste a margine degli occhiali
c’è la mia stramba identità.
Il cuore sotto il legno
è un pesco gentile. Senti: un’ode
sulle bocche degli animali
inquina il mio rumore.
Insetti dei carnevali
con la notte reclamano viva o morta
la testa d’un giaguaro.

Grazie a Irene per aver voluto condividere in questo spazio i suoi versi.

Per chi volesse pubblicare sul blog Maddalena bipolare le proprie riflessioni, poesie, narrazioni, storie personali, fotografie, canzoni sul tema dei disagi psichici, in forma anonima o con link al proprio sito, ecco l’indirizzo email a cui inviare le proposte: ornella82@msn.com.

Frase del giorno – 4 Giugno 2020 — GIORNATE DI LETTURA

Io sono un essere logico, e lo sono ancora di più quando la mia mente impazzisce per effetto della depressione maggiore. Questa è la parte più difficile da far comprendere a chi non si è mai ammalato di depressione, ma è anche il più subdolo degli inganni. Per un malato di depressione la visione è […]

Frase del giorno – 4 Giugno 2020 — GIORNATE DI LETTURA

Ci siete? Siete con me?

Oggi mi nascondo un po’, mi rifugio nella mia vita personale e metto da parte anche questo libro, Maddalena bipolare, con un po’ di dispiacere, certo, ma siamo in una fase delicata – l’editing – e così sospenderò le pubblicazioni dei suoi frammenti in questo blog.

Desidero però, e anche molto, nei limiti del tempo che gli posso dedicare, mantenere più vivo possibile questo spazio. Ho bisogno di voi. Se volete descrivere le vostre esperienze con il disturbo bipolare o con altri problemi psichici, più o meno gravi, in forma di prosa o versi, in forma anonima o firmata, pubblicizzando anche un vostro libro o un vostro passatempo utile ad arginare il dolore – dalla fotografia al disegno, per esempio – io accoglierò tutto questo molto volentieri, rispettando le vostre volontà-.

Scrivetemi a ornella82@msn.com.

Si potrebbe trattare anche semplicemente di riflessioni sulle tematiche che riguardano le vostre sensibilità individuali più fragili, che vi fanno scontrare a volte con la società. Insomma, è uno spazio abbastanza libero e in fieri.

Un esperimento. Quindi se mi arriveranno vostri contributi (vostri cioè di blogger, di scrittori, di aspiranti poeti, di lettori, di bipolari, di ansiosi, di persone “normali” che però hanno una spiccata sensibilità e vogliono riflettere su certi temi) sarò molto contenta di condividerli qui, con un link sul mio profilo Facebook, Ornella Spagnulo, e su alcuni gruppi dedicati.

Altrimenti, di tanto in tanto inserirò citazioni da Freud, Jung, informazioni sul disturbo bipolare e… varie che mi verranno in mente.

Vi abbraccio,

Ornella

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